Il 26 marzo l’Ambasciata d’Italia a Wellington, insieme al Toi Rauwharangi College of Creative Arts della Massey University, ha celebrato l’edizione 2026 dell’Italian Design Day (IDD), iniziativa promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale in collaborazione con il Ministero della Cultura e diffusa attraverso l’intera rete diplomatico‑consolare. Il tema di quest’anno, “RE‑DESIGN. Regenerating spaces, objects, ideas and relationships”, ha invitato a riflettere su come il design e l’architettura possano rigenerare gli spazi urbani e ripensare oggetti, processi e relazioni per migliorare la vita quotidiana e rafforzare le comunità.
Nel suo intervento di apertura, l’Amb. Cristiano Maggipinto, ha sottolineato il valore dell’Italian Design Day quale appuntamento annuale di rilievo internazionale, evidenziando la capacità del design italiano di coniugare tradizione e innovazione, unendo forma, funzionalità e bellezza e favorendo al contempo il dialogo con contesti culturali e produttivi diversi.
Il programma, elaborato con la Massey University, ha proposto un dialogo tra designer e ricercatori provenienti dall’Italia e dalla Nuova Zelanda, accompagnato da un’esposizione di tessuti e campioni dedicata ai materiali sostenibili e alle connessioni culturali che il design può favorire.
Un momento centrale è stato il focus sul progetto di ricerca tessile delle professoresse Faith Kane e Angela Kilford (School of Design), incentrato sulla lavorazione dell’harakeke, il lino neozelandese, radicato nella tradizione culturale Māori. Il progetto esplora nuove applicazioni sostenibili delle fibre di harakeke nel settore dei tessuti d’arredo e del design, anche grazie alla collaborazione con il Linificio e Cotonificio Nazionale di Bergamo, istituzione italiana che da oltre un secolo produce filati di lino e cotone di alta qualità e contribuisce allo sviluppo di materiali sostenibili e innovativi. La dott.ssa Rangi te Kanawa, conservatrice tessile del Museum of New Zealand Te Papa Tongarewa, ha approfondito il valore culturale e tecnico dell’harakeke sulla base delle sue ricerche pluriennali.
Il designer Chris Jackson (NZ Future Design) ha offerto una panoramica sull’evoluzione del design italiano, dalle avanguardie del primo Novecento alle espressioni contemporanee, mentre la prof.ssa Silvia Micheli (University of Queensland), co‑curatrice di una importante mostra dedicata all’architetto Enrico Taglietti (1926–2019), ha illustrato il contributo di quest’ultimo, le cui idee hanno contribuito a plasmare l’architettura moderna australiana, e il più ampio influsso dell’architettura italiana in Oceania. La presentazione è stata seguita da un momento conviviale e da una mostra di lavori tessili in harakeke realizzati da ricercatori della Massey University, affiancati da campioni del Linificio e Cotonificio Nazionale e da filati pregiati in lana e possum forniti da Woolyarns, azienda neozelandese specializzata in fibre di alta gamma e già presente sul mercato italiano di fascia alta.
Di particolare significato è stato il pōwhiri ospitato dalla Massey University presso la proprio Marae per accogliere formalmente la delegazione dell’Ambasciata, durante il quale sono stati ricordati i legami storici tra le comunità Māori e l’Italia, inclusa la partecipazione del Māori Battalion alla Seconda Guerra Mondiale.
Per l’occasione, l’Ambasciata ha donato alal Marae un simbolico ulivo.
